


Un uomo di mezza età, vestito con abiti eleganti, raggiunge il palcoscenico dove, da li a poco, si sarebbe tenuto uno spettacolo teatrale di cui, lo stesso, era l’organizzatore… ma a causa di una, non meglio specificata, problematica dell’ultima ora lo spettacolo non avrebbe mai avuto inizio. L’uomo, che all’apertura del sipario si mostra impegnato in una brusca conversazione telefonica, prova ad intrattenere il pubblico presente in sala tergiversando sull’argomento e con fare galante e apparentemente pacato, inizia a celebrarne la compostezza e la straordinaria eleganza. Alla fine, nel blando tentativo di salvare il salvabile, decide di proporsi a sua volta come “attore”, cimentandosi nell’interpretazione di alcune poesie di sua ideazione. Così, nel tentativo di dar corpo alla sua inaspettata improvvisazione, invita una spettatrice occasionale a prestarsi come musa ispiratrice e, dopo averla pregata di accomodarsi al centro della scena, decideva di dare inizioal suo insolito show. Ma un Commissario ed una Guardia, presenti per la vigilanza di rito prevista in occasionedell’evento mondano, ascoltando attentamente i versi e le parole dell’uomo, scorgevano qualcosa di sospettoso e poco pertinente con le reali funzioni di quest’ultimo e ritenevano indispensabile quanto inevitabile… il loro intervento nei suoi confronti (ed il successivo arresto) al termine di un insolito interrogatorio condotto “nel nome della legge” (ma di quale legge?). L’uomo, tuttavia, colpito a freddo dall’inaspettata sciagura, chiedeva più volte spiegazioni edall’alto dell’incarico che lui stesso rivestiva –era il sindaco ed il primo amministratore della città nonché organizzatore dell’evento- ma, per tutta risposta, non riceveva altro che un insieme di repliche controverse e fantomatiche atte a giustificare un arresto che, spiega il Commissario, scaturisce da una colpa precisa o imprecisa… contenuta, comunque, più nelle intenzioni che nei fatti a malapena discussi. La disputa tra le parti svela un retroscena particolare: l’uomo infatti, dichiara più volte di essere soltanto un artista che, per sopravvivere in un sistema corrotto e sordo al linguaggio dell’arte e della cultura, non aveva fatto altro che prestare la sua intera esistenza alla politica, rivestendo cariche sempre più prestigiose, senza mai venir meno al suo primo ed unico motivo esistenziale, quello della proclamazione e diffusione della cultura. Il Commissario tuttavia, non credendo alla testimonianza dell’uomo, ne convalida l’arresto intimandogli di desistere da ulteriori esternazioni e di affidarsi integralmente alla sentenza della “Giustizia Suprema” che, meglio di chiunque altro, è capace di riconoscere i malfattori. Una parodia che riproduce, in chiave Kafkiana, l’incotro-scontro tra gli organismi di potere ed il mondo artistico, sempre piu\` condannato da un regime sordo .
Presentato da Associazione Culturale Zo
Tutte le età
07:00 PM- 08:30 PM